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Birillinà
Black Smoking & Black Smoking
Performance di Plastic Dorianne in Love a Palm Beach
Bio Bea
PORTRAIT PRIVATI: le tre età
Beatriz Millar nasce nel 1961 alla Mühlestrasse 13 di Einsiedeln, in Svizzera.
Le prime fotografie la mostrano bambina: curiosa, impaziente di anticipare il tempo mentre apre prima del giorno giusto le finestrelle del calendario dell’Avvento. Gioca con una bambola che le somiglia — un primo autoritratto inconsapevole — e regala rose gialle al padre, acquistate dalla madre.
C’è poi l’immagine di lei con gli sci ai piedi, i bastoncini e gli occhiali da neve, dentro il salotto di casa. Sciare tra i mobili come fosse una pista vera: un gesto comico e provocatorio, già preludio del suo modo di essere.
Seguono fotografie dell’insegnamento e il grande cambiamento: dalla Svizzera al mondo, dall’aula alla moda, all’arte.
Dal volto nasce il racconto.
La fisicità del viso diventa linguaggio: espressioni, sguardi, variazioni, pettinature diverse. Ritratti che segnano passaggi e trasformazioni.Poi il desiderio dell’arte. Un’esigenza.
La pittura, la fotografia, la scultura, le incisioni su plexiglas, le immagini digitali, le performance non come tecniche, ma come attraversamento.Nel 2022 decide di non tingere più i capelli.
Accoglie il tempo. Lo lascia visibile.La musica accompagna questo percorso come una seconda traccia.
All’origine, il testo in svizzero tedesco di Arthur Beul, nato a Einsiedeln come lei. Una radice, una lingua, un suono che resta.
Poi Harbor Lights, resa celebre dai The Platters. Le luci del porto sull’acqua: attesa, distanza, partenza.
Arriva Blaue Nacht am Hafen, cantata da Lale Andersen. Notte blu, orizzonte, viaggio.
Infine Mai di Domenica, dal film interpretato da Melina Mercouri, nella versione intensa di Dalida. Il tempo diventa ritmo. Scelta. Libertà.
Immagini e musica si intrecciano.
Origine.
Spostamento.
Attesa.
Notte.
Ritmo.Tre età. Un solo filo.
La trasformazione non è perdita.
È evoluzione.Packaging SPECIAL EDITION 2022 per Emsibeth
Il profumo esotico Tropical della maschera Emsibeth — un intreccio immaginato di ibisco, mango, frutto della passione, ananas e cocco — diventa per l’artista un viaggio sensoriale verso terre lontane.
Nascono fantasie di fiori paradisiaci e volatili dai colori accesi. L’immaginazione prende forma in una figura iconica: una Carmen Miranda contemporanea, con una piramide di frutta sul capo, che danza a ritmo di samba con un’anima “tropical rock”, ironica e libera.
L’intero progetto viene realizzato esclusivamente con pastelli e pennarelli, senza interventi digitali, in omaggio all’artigianato femminile dei paesi tropicali. Un gesto creativo manuale e autentico, dove la materia, animata dallo spirito, diventa espressione dell’anima.