Graces in Selfie 2015

GRACES IN SELFIE è un video che trasforma l’ironia in rivelazione. L’artista soffia dentro corpi di plastica — simulacri erotici, bambole gonfiabili — che si animano solo attraverso il suo respiro. Un atto che unisce gioco e sacralità: il fiat della creazione, il respiro che dà vita all’inerte.

Prima della metamorfosi, queste figure vengono vestite con completi di lingerie nera, bianca e rossa. Un gesto minimo e teatrale che accentua la loro natura ambigua: corpi artificiali che imitano il desiderio, icone fragili e stereotipate di una sensualità senza peso.

La biancheria non copre, ma rivela il paradosso: la costruzione estetica, la fragilità dell’effimero, la caricatura del corpo contemporaneo dominato da filler, silicone e botox.

Questi corpi provvisori si gonfiano e si svuotano, promettendo eternità e offrendo invece solo un istante. Nulla persiste: né la bellezza, né la pelle, né la materia che pretende di sostenerle.

Nel cuore del video, tre di queste figure diventano le Tre Grazie. Vestite dei loro piccoli completi, danzano leggere, sospese tra comico e sublime, come se per un momento avessero ritrovato un’anima antica. La loro danza è fragile, improbabile, un’eleganza di plastica che riesce, nonostante tutto, a commuovere.

Alla fine, le Grazie si sollevano e volano via verso l’infinito, liberandosi del peso dell’apparenza. Sono presenze leggere, quasi spirituali, che ricordano che la vera trasformazione è un distacco.

La colonna sonora — canzoni degli anni Trenta — aggiunge una malinconia dolce e distante, un riverbero di un tempo passato che osserva il presente e lo relativizza.

GRACES IN SELFIE è una meditazione ironica sulla creazione e sull’impermanenza. Una riflessione sul corpo come costruzione e come illusione. Un soffio che dà vita, un soffio che lascia andare.